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Come la digitalizzazione aziendale sostiene i vertici d'impresa nelle tematiche ESG

Michaela Castelli, Presidente del gruppo italiano Acea, parla della relazione fra digitalizzazione aziendale e temi ESG (Environmental, Social e Governance).

Michaela Castelli
Michaela Castelli
Michaela Castelli in Acea office

I temi ESG (Environmental, Social e Governance) sono sempre più al centro del dibattito che coinvolge i top-executive di tutto il mondo. In questa intervista abbiamo avuto l'opportunità di discutere di ESG e dell’importanza della tecnologia nel supportare la governance societaria con Michaela Castelli, Presidente del gruppo italiano Acea.
 
La dott.ssa Castelli ha anche condiviso la sua visione su come strumenti digitali come Sherpany possano rendere più efficiente la gestione dei Consigli di Amministrazione e della Direzione aziendale.

 

Rispetto al passato, le tematiche ambientali, sociali e di governance (ESG) vengono affrontate con più frequenza? In questo caso, perché crede che l’attenzione a questi argomenti sia in aumento?

Michaela Castelli: Sì. C’è una crescente attenzione ai temi ESG da parte dei Consigli di Amministrazione, che si incrocia alla progressiva evoluzione negli scenari di trasformazione digitale.

L’evoluzione del contesto esterno – sociale, normativo, competitivo e relativamente alle dinamiche di relazione con gli stakeholder – orienta in maniera sempre più forte l’atteggiamento degli amministratori nel prendere posizione verso una strategia sostenibile dell’impresa. Uno sviluppo, questo, che si avvale senz’altro anche dei processi di digitalizzazione aziendale. Anche gli investitori, sulla spinta degli sviluppi normativi europei in corso (ad es. direttive SRHR, action plan, finanza sostenibile, etc.), stanno introducendo logiche di valutazione e selezione degli investimenti che includono criteri ambientali, sociali e di governance.
 
Possiamo rilevare che il mutamento del contesto normativo abbia trainato una prima fase, ma successivamente è stato l’intero contesto di riferimento ad dimostrare una maggiore attenzione e consapevolezza, in maniera diffusa e a tutti i livelli, portando all’emersione di best practice. In questo quadro va sottolineato che per una società quotata il riferimento alle best practice di governo societario rappresenta un elemento imprescindibile per la migliore gestione d’impresa.

 

Dal suo punto di vista, quali sono le principali sfide ESG che le aziende devono affrontare in questo periodo?

Michaela Castelli: Uno dei riferimenti principali per individuare le sfide che le imprese devono affrontare è sicuramente rappresentato dall’Agenda 2030 e dai connessi 17 Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile ONU (SDG). Non è un caso che uno degli ultimi documenti politici elaborati dalla Commissione Juncker a ridosso del rinnovo degli organi unionali sia stato proprio dedicato a tracciare lo scenario per una transizione verso un’Europa sostenibile, e questo entro il 2030.

Tali obiettivi inquadrano anche precise sfide per il settore dei multiservizi, come ad esempio:

  • l’obiettivo Energia Pulita e Accessibile, sull’accesso a sistemi energetici economici, affidabili e sostenibili;
  • l’obiettivo Industria, Innovazione, Infrastrutture, sulla costruzione di infrastrutture resilienti e sulla promozione di un’industrializzazione inclusiva, sostenibile e innovativa;
  • l’obiettivo Città e Comunità Sostenibili, sulle urbanizzazioni inclusive, resilienti e sostenibili;
  • l’obiettivo Agire per il Clima, sul cambiamento climatico.

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La digitalizzazione aziendale supporta il CdA nella gestione di queste sfide? Se sì, in che modo?

Michaela Castelli: I temi ESG, così come ben rappresentato oramai in tutti i consessi di dibattito, sono fortemente correlati tra loro. Dinamiche economiche, ambientali e sociali si incrociano determinando a loro volta impatti che si ridistribuiscono in questi domini.

Gli aspetti e le variabili sottesi a tali dinamiche sono oggi studiati grazie all’uso delle tecnologie più avanzate e degli strumenti digitali: basti pensare ai big data e al patrimonio informativo acquisito e da gestire. Penso a tutto ciò che passa attraverso le reti dei servizi pubblici, ad esempio, come quelle elettriche ed idriche, oggi sempre più digitalizzate. Il processo della digitalizzazione aziendale, in grado di sfruttare il potenziale e i benefici delle tecnologie digitali, è senz’altro un fattore di supporto. 

La tecnologia e la digitalizzazione aziendale offrono un aiuto quando sono in grado di sintetizzare le informazioni in maniera affidabile, tempestiva e significativa, mettendo gli amministratori nelle condizioni di esercitare scelte strategiche consapevoli.

Michaela Castelli
Presidente del gruppo italiano Acea

Alla luce della sua esperienza in diversi mandati (ACEA, Recordati, SEA Milano, etc.), quali sono i suoi suggerimenti per migliorare e garantire compliance e trasparenza aziendale?

Michaela Castelli: Ritengo che si debba partire dal fatto che le persone restano un fattore imprescindibile e determinante per garantire il successo di un’impresa. E questo è ancora più vero nel modello dell’azienda agile, che fa della centralità delle persone il proprio perno, sfruttando le possibilità della digitalizzazione aziendale per ottimizzare i processi di coinvolgimento e di partecipazione delle persone. Sotto questo profilo, una strategia ha tante più possibilità di successo quanto più è sostenuta da una radicata cultura aziendale, così come da una condivisione di valori e di regole comuni a tutti coloro che, in forme diverse, sono chiamati a contribuire. 

Sto parlando però di comportamenti e valori che devono essere comuni a tutti: dipendenti, collaboratori, manager, e dunque anche gli organi sociali che operano all’interno dell’organizzazione. Ecco perché, perché i valori di compliance e trasparenza si radichino nella cultura dell’impresa e utilizzino il potenziale della digitalizzazione aziendale, è essenziale che il vertice ricopra un ruolo trainante. Leader e dirigenti dovranno rendersi portatori di quei valori, e incarnarli, a vantaggio di tutta la comunità aziendale.

 

Considerando la sua esperienza da Presidente, in che modo una piattaforma digitale per il CdA può essere utile per questo ruolo specifico?

Michaela Castelli: Come noto, un software per le riunioni degli organi sociali può sicuramente agevolare immediatezza e sicurezza dei flussi informativi verso gli amministratori. I processi di digitalizzazione aziendale, in grado di accogliere e sfruttare i vantaggi delle tecnologie con strumenti ad hoc per le diverse attività del management, permettono una più facile accessibilità e interazione, fornendo una garanzia di tracciabilità dei flussi. Riscontro comunque ancora una notevole diffidenza verso gli strumenti di digitalizzazione aziendale, il più delle volte motivata da un deficit di padronanza delle “nuove” tecnologie. Sotto questo profilo ritengo essenziale lavorare per soluzioni che consentano sempre di più di mettere in sinergia la sicurezza e la praticità d’uso.
 
I nuovi strumenti tecnologici devono continuare a evolvere nella logica di supportare le attività e il funzionamento del CdA. Mi spiego con un esempio abbastanza comune. Attualmente le riunioni di Consiglio sono guidate da un ordine del giorno scandito da presentazioni e note particolarmente corpose, e questo potrebbe portare a riunioni in cui non restino adeguati spazi per discutere di temi importanti. Il software per la gestione del CdA può agevolare un lavoro più agile ed efficace consentendo, di conseguenza, la focalizzazione dei lavori consiliari verso i temi più importanti.

 

Quali sono le principali differenze che trova nelle riunioni del Consiglio di Amministrazione, rispetto a 10 anni fa?

Michaela Castelli: Credo che le differenze che oggi si riscontrano nel funzionamento del Consiglio di Amministrazione siano dovute ad alcuni cambiamenti avvenuti negli ultimi anni. Da una parte, infatti, è avvenuta una differenziazione delle aree deputate all’organo amministrativo, così come il coinvolgimento sempre maggiore su tematiche di governance o comunque non strettamente connesse al business. In parallelo, però, anche a seguito di interventi normativi o auto-regolamentari, si è assistito a una sempre maggiore diversità nelle competenze e professionalità presenti all’interno del CdA.

La combinazione di questi aspetti ha inciso in modo significativo sull’approccio e sulla dialettica interna ai Consigli di Amministrazione, rendendoli più articolati e dinamici.

 

Nei prossimi anni, come vede la tecnologia supportare i vertici aziendali nel perseguire le sfide ESG?

Michaela Castelli: Come anticipato, il business tradizionale è chiamato a evolversi verso un’​azienda digitale, ​ovvero che utilizza processi consolidati di digitalizzazione aziendale, sposando un’ottica di networking, di partecipazione e scambio orizzontale delle informazioni.1 La tecnologia più utile a supportare i vertici sarà quella che consentirà loro di essere tempestivamente allineati - anche a livello di sintesi informativa di governo -  sull’andamento dell’impresa, sul rispetto degli obiettivi strategici pianificati e sull’esposizione ai rischi: con particolare riferimento ai temi ESG.

 

La tecnologia inoltre sarà utile nella misura in cui fornirà agli amministratori elaborazioni di scenario di medio-lungo termine, evidenziando punti di forza e opportunità per la sostenibilità d’impresa.

Michaela Castelli
Presidente del gruppo italiano Acea

Quali suggerimenti darebbe alle imprese per sviluppare soluzioni tecnologiche in linea con gli attuali processi di digitalizzazione aziendale, per supportare i leader di oggi e di domani?

Michaela Castelli: Suggerirei di concentrarsi sull’efficacia e sulla capacità di consentire al management di utilizzare nella maniera più produttiva il tempo (che negli ultimi anni è stato sempre maggiore) dedicato allo svolgimento diligente dei propri compiti.

 

Infine, quali altri argomenti crede potranno essere all'ordine del giorno per i CdA nei prossimi anni, e perché pensa diventeranno più importanti?

Michaela Castelli: È difficile esprimersi su quali argomenti potranno in futuro essere oggetto di esame e decisione a livello di Consiglio di Amministrazione. Questo può dipendere da una serie di fattori esterni, come il contesto normativo, l’evoluzione delle best practices o il particolare contesto in cui una o più società si troveranno ad operare.
 
Personalmente però, più che una crescita degli argomenti su cui il CdA sarà chiamato ad esprimersi, immagino un’applicazione su sempre più vasta scala di quelle iniziative finalizzate a fornire ai consiglieri un’adeguata conoscenza del settore di attività in cui opera la società, delle dinamiche aziendali, della loro evoluzione e dei principali rischi.
 
Un utilizzo appropriato di queste iniziative potrebbe consentire agli amministratori in sede consiliare di svolgere il proprio ruolo in maniera più consapevole, efficace e coerente con le proprie prerogative. Si tratta di attività che nelle loro forme possono ancora evolversi, e su cui una piattaforma digitale può in prospettiva rivelarsi un utile supporto per il CdA.

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Michaela Castelli
Michaela Castelli
L'autore
Michaela Castelli è Presidente del gruppo italiano Acea. La dott.ssa Castelli ha maturato una vasta esperienza nell’ambito del diritto societario e dei mercati finanziari.